
La Porta di Sant’Antonio è la porta più interna dell’accesso nord-occidentale alla città vecchia di Rodi, l’ultimo varco che si attraversa dopo aver superato il fossato alla Porta d’Amboise e prima di arrivare al Palazzo del Gran Maestro. Fa parte delle difese interne costruite dai Cavalieri di San Giovanni per proteggere il loro quartiere, ed è un buon punto per capire quanti strati di mura un assalitore avrebbe dovuto sfondare.
La Porta di Sant’Antonio in breve
- Dove: circa 200 metri all’interno della Porta d’Amboise, sul percorso dalla città nuova al Palazzo del Gran Maestro, ai margini del quartiere dei Cavalieri (il Collachium).
- Costruita: dai Cavalieri di San Giovanni, che governarono Rodi dal 1309 al 1522; alla porta è associato uno stemma attribuito al Gran Maestro Antoni de Fluvià (Fluvian), in carica dal 1421 al 1437.
- Cos’è oggi: un passaggio pedonale verso la città vecchia, parte della Città medievale di Rodi, patrimonio mondiale UNESCO dal 1988.
- Tempo necessario: 5–10 minuti, o mezz’ora se percorri tutto il tragitto dalla Porta d’Amboise al palazzo osservando ogni strato delle difese.
La porta interna di un percorso fortificato
Quando gli Ospitalieri presero Rodi nel 1309, ne fecero la sede del loro ordine e la divisero in due. La parte settentrionale, il Collachium, ospitava il Palazzo del Gran Maestro, l’ospedale, le locande delle «lingue» nazionali dei cavalieri e la loro chiesa principale, ed era separata dal resto della città, dove vivevano greci, latini ed ebrei, da un muro interno. Intorno a tutta la città correvano le mura esterne e un ampio fossato, ricostruiti di continuo nel Quattrocento e all’inizio del Cinquecento, quando i cannoni resero superate le difese medievali. La Porta di Sant’Antonio fa parte di questo sistema interno: chi avesse forzato la porta esterna doveva ancora superare altre mura e altre porte prima di raggiungere il Gran Maestro.
Le difese affrontarono le prove più dure in due assedi ottomani. Nel 1480 i cavalieri resistettero circa tre mesi; nel 1522 il sultano Solimano il Magnifico assediò la città per sei mesi, e all’inizio del 1523 i cavalieri si arresero e lasciarono l’isola. Rodi rimase poi ottomana per quasi quattro secoli. L’Italia prese l’isola nel 1912, e si racconta che le truppe italiane entrarono nella città vecchia proprio da questo percorso. Dopo la Seconda guerra mondiale Rodi e le altre isole del Dodecaneso passarono alla Grecia.
Cosa osservare
- L’arco a sesto acuto della porta, costruito nella stessa pietra color miele del resto delle mura dei Cavalieri.
- Lo stemma murato: i Cavalieri segnavano le loro opere con le armi dell’Ordine e del Gran Maestro che le pagava, quindi cerca gli scudi scolpiti ovunque nella città vecchia.
- Lo spessore del muro nel passaggio, che mostra quanto fossero massicce anche le difese interne.
- La sequenza: guarda indietro verso la Porta d’Amboise e avanti verso il palazzo per capire come il percorso fosse pensato per rallentare chiunque entrasse.
Due porte, un solo percorso
La maggior parte dei visitatori attraversa la Porta di Sant’Antonio senza accorgersene, perché pensa ancora alla Porta d’Amboise alle sue spalle. La Porta d’Amboise, del 1512, è l’ingresso esterno spettacolare con il ponte sul fossato; la Porta di Sant’Antonio è quello interno, più discreto. Non confonderla con la Porta di Sant’Atanasio, un’altra porta sul lato meridionale delle mura: i due nomi a volte vengono scambiati nelle guide e online.
Consigli per la visita
- Percorri il tragitto nell’ordine giusto: parti da fuori le mura, sul lato della città nuova, attraversa il ponte della Porta d’Amboise e prosegui per la Porta di Sant’Antonio fino al palazzo.
- Vieni al mattino o nel tardo pomeriggio; d’estate la pietra trattiene il caldo nelle ore centrali.
- Porta scarpe con una buona suola: il vecchio selciato è irregolare e levigato dall’uso.
- Lascia passare gli altri nel passaggio, che può diventare stretto quando transitano i gruppi.
Nei dintorni
- Palazzo del Gran Maestro: il palazzo-fortezza dei Cavalieri, a pochi passi, in gran parte ricostruito dagli italiani negli anni Trenta.
- Via dei Cavalieri: la strada medievale acciottolata con le locande delle «lingue» dell’Ordine, che scende dal palazzo.
- Porta d’Amboise: la porta esterna del 1512, con il ponte sul fossato e l’angelo che regge lo stemma del Gran Maestro.
- Moschea di Solimano: la moschea intonacata di rosa in cima a via Sokratous, fondata dopo la conquista ottomana.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
