Notre-Dame di Dinant: la chiesa col campanile a bulbo sotto la rupe

The Collegiate Church of Notre-Dame below the citadel in Dinant

La collegiata di Notre-Dame è la chiesa gotica stretta tra la Mosa e la parete verticale di calcare di Dinant, proprio sotto la cittadella. Il suo campanile a forma di pera è il simbolo della città e compare in quasi ogni foto di Dinant. La chiesa deve la sua forma gotica alla rupe stessa: nel 1227 un blocco di roccia si staccò e schiacciò la chiesa romanica che sorgeva qui.

Notre-Dame di Dinant in breve

  • Dove: sulla riva destra della Mosa, alla fine del ponte Charles de Gaulle, ai piedi della rupe coronata dalla cittadella.
  • Costruita: ricostruita in stile gotico dal XIII secolo dopo la frana del 1227; il campanile a bulbo fu aggiunto nel 1556 e la chiesa fu di nuovo restaurata nel 1919–1923.
  • Cos’è oggi: una chiesa parrocchiale cattolica attiva, tutelata come patrimonio vallone dal 1941, visitabile fuori dalle funzioni.
  • Tempo necessario: 20–30 minuti per la chiesa e la vista dal ponte.

Frana, guerra e fuoco

Prima qui sorgeva una chiesa romanica. Nel dicembre 1227 un’enorme lastra di roccia si staccò dal promontorio sovrastante e la distrusse; alcune fonti indicano il 1228. La città ricostruì in stile gotico, con calcare locale e su modelli arrivati dalla Borgogna e dalla Champagne. I secoli successivi furono duri per Dinant: la chiesa fu danneggiata quando le truppe di Filippo il Buono, duca di Borgogna, saccheggiarono la città nel 1466, e poi da un incendio nel XVI secolo. Il campanile a bulbo che completò la chiesa nel 1556 era stato progettato in origine per il municipio.

Nell’agosto 1914, durante l’invasione tedesca del Belgio, l’esercito tedesco uccise centinaia di civili a Dinant e bombardò e incendiò gran parte della città, chiesa compresa. L’architetto Chrétien Veraart la ricostruì tra il 1919 e il 1923. Già un restauro ottocentesco, tra gli altri di Jules-Jacques Van Ysendijck, aveva cercato di restituire all’edificio l’unità del suo stile duecentesco.

Cosa osservare

  • Il campanile: una slanciata cuspide a pera davanti alla parete di roccia. Si dice che Victor Hugo, in viaggio lungo la Mosa, lo prendesse in giro paragonandolo a una gigantesca brocca.
  • La roccia: alza lo sguardo dalla piazza per vedere quanto la rupe sia vicina all’abside, e immagina i massi del 1227.
  • La grande vetrata del maestro vetraio Gustave Ladon, che racconta la storia della salvezza ed è spesso descritta come una delle più grandi d’Europa.
  • L’interno: tre navate, colonne monolitiche e alte finestre traforate, nel sobrio gotico della valle della Mosa.
  • Dipinti di Antoine Wiertz, il pittore romantico nato a Dinant nel 1806, e un fonte battesimale dell’XI secolo sopravvissuto dalla chiesa precedente.

Due vicini: il sassofono e la chiesa

L’altra celebrità di Dinant è Adolphe Sax, l’inventore del sassofono, nato qui nel 1814. Il ponte Charles de Gaulle davanti alla chiesa è costeggiato da sassofoni giganti dipinti con i colori di vari paesi. La vista classica unisce così le due cose: i sassofoni colorati sul ponte, il campanile a bulbo dietro e la cittadella sulla rupe.

Consigli per la visita

  • Per la foto classica, attraversa la Mosa e guarda indietro dalla riva sinistra: chiesa, rupe e cittadella entrano in un’unica inquadratura.
  • La chiesa è un luogo di culto: parla a bassa voce ed evita gli orari della messa. Gli orari di apertura cambiano, chiedi all’ufficio turistico prima di venire apposta.
  • Torna nel tardo pomeriggio, quando il sole illumina il ponte e la facciata.
  • Sali alla cittadella, in funivia o per la lunga scalinata accanto alla chiesa, per vedere il campanile dall’alto.

Nei dintorni

  • Cittadella di Dinant: la fortezza sulla rupe sopra la chiesa, con vista sulla città e sulla valle della Mosa.
  • Maison de Monsieur Sax: una piccola mostra dedicata ad Adolphe Sax, nella via che porta il suo nome, a pochi minuti a piedi.
  • Ponte Charles de Gaulle: il ponte davanti alla chiesa, decorato con sassofoni giganti.
  • Rocher Bayard: un alto pinnacolo di roccia lungo la strada, appena a sud della città. La leggenda vuole che l’abbia spaccato lo zoccolo di Baiardo, il cavallo magico dei quattro figli di Aymon.

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