
Il Museo Bartholdi è la casa di Rue des Marchands dove nel 1834 nacque Frédéric Auguste Bartholdi, lo scultore della Statua della Libertà. La vedova la lasciò alla città, e dal 1922 custodisce i suoi modelli, disegni e dipinti, dal Leone di Belfort alle fontane e statue che incontri in tutta Colmar.
Il Museo Bartholdi in breve
- Dove: 30 Rue des Marchands, nel centro storico tra la chiesa di San Martino e la Maison Pfister.
- Aperto: come museo il 18 novembre 1922, in una casa signorile del Settecento che era la casa di famiglia dei Bartholdi.
- Che cos’è oggi: un museo sulla vita e l’opera dello scultore, con il marchio “Maisons des Illustres” per le case di personaggi celebri.
- Tempo necessario: circa un’ora.
Da casa di famiglia a museo
Bartholdi nacque qui il 2 agosto 1834. Il padre morì quando aveva due anni e la madre si trasferì a Parigi con i figli, ma la famiglia tenne la casa di Colmar e vi tornava spesso per lunghi soggiorni. Bartholdi studiò pittura e architettura prima di dedicarsi alla scultura. La sua prima grande opera pubblica, la statua del generale Rapp, fu realizzata per Colmar negli anni Cinquanta dell’Ottocento; poi vennero il Leone di Belfort, completato nel 1880, e la Statua della Libertà a New York, inaugurata nel 1886. Morì a Parigi nel 1904.
Nel 1907 la vedova lasciò la casa alla città a condizione che diventasse un museo. La prima guerra mondiale, e il fatto che Colmar facesse allora parte dell’Impero tedesco, ritardarono il progetto: il museo aprì solo nel 1922, dopo il ritorno dell’Alsazia alla Francia. Due portali del Seicento furono tutelati come monumenti storici nel 1929. Negli anni il museo è stato rinnovato e le collezioni ampliate; oggi occupano tre piani.
Cosa osservare
- Nel cortile, il gruppo in bronzo Les Grands Soutiens du Monde: tre figure, Giustizia, Lavoro e Patriottismo, che sorreggono un globo, esposto al Salon di Parigi nel 1902.
- I due portali del Seicento, più antichi della casa settecentesca che li circonda.
- Studi e modelli per la Statua della Libertà, che mostrano come la figura si sviluppò negli anni.
- I modelli preparatori dei monumenti di Bartholdi a Colmar, come le fontane Roesselmann e Schwendi e la statua del generale Rapp.
- Frammenti di opere perdute, tra cui teste della fontana Bruat, distrutta nel 1940.
Il volto che colpì Albert Schweitzer
Tra i frammenti del museo ci sono le teste in arenaria dei continenti della fontana Bruat al Champ de Mars. La fontana fu distrutta nel 1940 e si salvarono solo le teste. Albert Schweitzer, che andò a scuola a Colmar, scrisse più tardi che il volto triste della figura dell’Africa lo aveva accompagnato fin dall’infanzia, e la città lo collega ancora alla sua decisione di andare a curare in Africa.
Consigli per la visita
- Abbina il museo a una passeggiata tra le statue di Bartholdi in città: le fontane Schwendi, Roesselmann e Bruat si raggiungono tutte a piedi.
- Vai presto o tardi; a mezzogiorno Rue des Marchands è una delle vie più affollate del centro storico.
- Prenditi tempo per il cortile, l’angolo più tranquillo di questa parte della città.
Nei dintorni
- Maison Pfister: una casa di mercanti del 1537 con galleria in legno e pareti dipinte, a pochi passi.
- Chiesa di San Martino: la chiesa più grande di Colmar, a pochi minuti a piedi verso nord.
- Koïfhus: l’antica dogana del 1480 con il tetto di tegole colorate, poco più a sud.
- Piccola Venezia: il quartiere dei canali, qualche minuto più a sud, oltre il quartiere dei pescivendoli.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
