Piazza della Minerva a Roma: l’elefante del Bernini e Galileo

Bernini's elephant obelisk on Piazza della Minerva in Rome

Piazza della Minerva è una piccola piazza proprio dietro il Pantheon, a Roma, davanti alla chiesa di Santa Maria sopra Minerva. Al centro c’è una delle stranezze più amate della città: un piccolo elefante di marmo disegnato da Gian Lorenzo Bernini che porta sulla groppa un antico obelisco egizio. Fu nel convento domenicano accanto alla chiesa che nel 1633 Galileo Galilei dovette abiurare.

Piazza della Minerva in breve

  • Dove: nel rione Pigna, nel centro di Roma, a un minuto a piedi a sud-est del Pantheon.
  • Realizzazione: l’elefante con l’obelisco fu inaugurato nel 1667; la chiesa sulla piazza risale al Medioevo.
  • Di: l’elefante fu disegnato da Gian Lorenzo Bernini e scolpito dal suo allievo Ercole Ferrata.
  • Oggi: una piazza tranquilla con una chiesa gotica, un albergo storico e la biblioteca del Senato nell’ex convento.
  • Tempo necessario: 10 minuti per la piazza, da 30 a 45 minuti con la chiesa.

Templi, frati e un obelisco nell’orto

La piazza prende il nome da un tempio di Minerva che sorgeva in questa zona nell’antica Roma, e tutt’intorno c’erano templi, tra cui un grande santuario di Iside e Serapide. Già nell’VIII secolo qui è documentata una chiesa chiamata Santa Maria in Minervio, e nel Duecento i Domenicani presero possesso del luogo, costruendo la chiesa attuale e un grande convento. Dal Seicento il convento ospitò uffici dell’Inquisizione romana, e nel 1633 Galileo vi ascoltò la sentenza e abiurò le sue idee sul moto della Terra. Dopo il 1870 lo Stato italiano espropriò l’edificio, che oggi ospita la Biblioteca del Senato.

Nel 1665 i frati, scavando fondamenta nel loro giardino, trovarono un piccolo obelisco egizio di granito rosso del VI secolo a.C., appartenuto al vicino tempio di Iside. Papa Alessandro VII volle innalzarlo davanti alla chiesa e, tra diverse proposte, scelse quella del Bernini: un elefante, simbolo di forza, che porta l’obelisco su una gualdrappa. Lo scolpì l’allievo Ercole Ferrata, e il monumento fu inaugurato l’11 luglio 1667, poche settimane dopo la morte del papa. L’iscrizione latina sulla base dice che ci vuole una mente robusta per sostenere una solida sapienza.

Cosa osservare

  • L’elefante: zampe corte, una lunga gualdrappa riccamente drappeggiata e la testa leggermente girata, con la proboscide in movimento.
  • I geroglifici dell’obelisco, incisi in Egitto più di 2.500 anni fa, con una croce in cima.
  • Le iscrizioni latine del piedistallo, una sul significato dell’elefante e una che dedica l’obelisco alla Vergine.
  • Le lapidi delle piene a destra della facciata della chiesa, che segnano l’altezza raggiunta dal Tevere tra Quattrocento e Cinquecento; questo è uno dei punti più bassi del centro di Roma.
  • Dentro Santa Maria sopra Minerva: le volte gotiche blu punteggiate di stelle, il Cristo risorto di Michelangelo e la tomba del pittore Beato Angelico.

Leggenda: perché l’elefante volta le spalle

I romani raccontano una storia sulla posa dell’elefante. Si dice che un frate domenicano criticò il progetto del Bernini sostenendo che l’elefante non avrebbe retto l’obelisco senza un sostegno sotto la pancia, ed ecco il blocco che c’è. Il Bernini, narra la leggenda, si vendicò girando il posteriore dell’elefante verso il convento dei frati, con la coda leggermente sollevata di lato. I romani soprannominarono poi il tozzo animale porcino, e il nome col tempo diventò Pulcino della Minerva.

Consigli per la visita

  • Vieni di prima mattina, prima che la folla del Pantheon si allarghi, per fotografare l’elefante davanti alla facciata semplice della chiesa.
  • Fai il giro del monumento: il posteriore dell’elefante guarda l’ex convento sul lato est, e da lì la leggenda si capisce subito.
  • Vestiti come per una chiesa se entri: spalle e ginocchia coperte, silenzio durante le funzioni.
  • Abbina la piazza al Pantheon, a un minuto, e a un caffè in uno dei vecchi bar tra qui e Piazza Navona.

Nei dintorni

  • Pantheon: il tempio meglio conservato dell’antica Roma, con il suo oculo aperto, a un minuto a piedi.
  • Sant’Ignazio di Loyola: una chiesa gesuita con la finta cupola dipinta sul soffitto da Andrea Pozzo, a pochi minuti a piedi.
  • Largo di Torre Argentina: una piazza ribassata con le rovine di quattro templi di età repubblicana, a pochi minuti a piedi verso sud.
  • Piazza Navona: la lunga piazza barocca sul sito dello stadio di Domiziano, con la Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini.

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