
La Cappella Sansevero è una piccola cappella privata nel centro storico di Napoli, a pochi passi da piazza San Domenico Maggiore, oggi museo. La sua fama si deve a una scultura: il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, un Cristo morto sotto un velo così sottile che sembra di poterlo sollevare, scolpito nel 1753 dallo stesso blocco di marmo del corpo che copre.
La Cappella Sansevero in breve
- Dove: via Francesco De Sanctis 19/21, nel centro storico, a due passi da piazza San Domenico Maggiore e dalla strada chiamata Spaccanapoli.
- Costruita: come cappella di famiglia dei principi di Sangro all’inizio del Seicento; trasformata dagli anni Quaranta del Settecento nella cappella che vedi oggi.
- Di: Raimondo di Sangro, principe di Sansevero, che ideò la decorazione; le sculture principali sono di Antonio Corradini, Francesco Queirolo e Giuseppe Sanmartino.
- Cos’è oggi: un museo privato, il Museo Cappella Sansevero, conosciuto anche come chiesa di Santa Maria della Pietà.
- Tempo necessario: 30–45 minuti, più l’eventuale attesa all’ingresso.
La cappella di un principe e il suo programma
La cappella nacque come cappella funeraria della famiglia di Sangro, dedicata a Santa Maria della Pietà. La tradizione ne lega l’origine a un’immagine della Vergine apparsa miracolosamente su un muro di giardino in questo punto; del primo edificio resta poco. Si viene qui per l’opera di Raimondo di Sangro (1710–1771), settimo principe di Sansevero: inventore, scienziato, scrittore e massone, che negli anni Quaranta del Settecento riorganizzò tutta la cappella secondo un proprio programma simbolico, con le statue delle virtù lungo le pareti accanto alle tombe di famiglia.
Chiamò lo scultore veneziano Antonio Corradini, che scolpì la Pudicizia per la madre del principe e avrebbe dovuto realizzare anche il Cristo velato. Corradini morì nel 1752 e l’incarico passò a un giovane napoletano, Giuseppe Sanmartino, che completò la statua nel 1753. Il genovese Francesco Queirolo scolpì il Disinganno per il padre del principe. Dal Settecento i viaggiatori considerano queste tre statue i vertici della cappella; si dice che lo scultore Antonio Canova ammirasse moltissimo il Cristo velato.
Cosa osservare
- Il Cristo velato al centro della navata: guarda il velo dove passa sul volto e sui piedi, poi il cuscino, la corona di spine e le tenaglie ai piedi di Cristo.
- La Pudicizia, a sinistra dell’altare maggiore: una donna avvolta in un velo aderente e in una ghirlanda di rose, realizzata nel 1752 in memoria della madre del principe, Cecilia Gaetani dell’Aquila d’Aragona, morta quando lui non aveva ancora un anno.
- Il Disinganno, di fronte: un uomo che si libera da una rete di marmo scolpita con l’aiuto di una figura alata, realizzato per il padre del principe, Antonio di Sangro. In molti punti la rete è staccata dalla pietra.
- L’affresco della volta, la Gloria del Paradiso, dipinto da Francesco Maria Russo nel 1749, ancora luminoso dopo più di 270 anni.
- Il pavimento: un tempo la cappella aveva un pavimento a disegno labirintico, simbolo del percorso verso la conoscenza. Gran parte andò perduta alla fine dell’Ottocento dopo danni causati dall’acqua, ma una porzione si è conservata.
- Le macchine anatomiche nella sala sotterranea: due scheletri umani, un uomo e una donna, con tutto il sistema dei vasi sanguigni ricostruito intorno, opera del medico palermitano Giuseppe Salerno.
Le leggende del principe di Sansevero
La fama di alchimista di Raimondo di Sangro ha generato alcune delle leggende più note di Napoli, e le guide le raccontano volentieri. Una dice che il velo del Cristo era un vero tessuto che il principe trasformò in marmo con un procedimento chimico segreto. Un’altra, che fece accecare Sanmartino perché non potesse mai più creare nulla di simile. Una terza sostiene che le macchine anatomiche siano state fatte con i corpi di due servitori di cui il principe avrebbe trasformato il sangue in metallo. Sono tutte e tre leggende: il velo fu scolpito dallo stesso blocco del corpo, e le ricerche hanno mostrato che i vasi delle macchine sono fatti di filo di ferro, cera e seta.
Consigli per la visita
- Prenota il biglietto online in anticipo. La cappella è piccola, gli ingressi sono a orario e la fila in via De Sanctis può essere lunga, soprattutto nel fine settimana.
- All’interno non si possono fare foto, quindi prenditi il tempo di guardare invece di scattare.
- Gira tutto intorno al Cristo velato: il velo si legge in modo diverso dalla testa, dal fianco e dai piedi.
- Lascia la sala sotterranea per ultima; le macchine anatomiche possono impressionare alcuni visitatori e i bambini piccoli.
Nei dintorni
- Piazza San Domenico Maggiore: la piazza in fondo alla strada, con la chiesa gotica di San Domenico Maggiore e un’alta guglia barocca, a un minuto a piedi.
- Via San Gregorio Armeno: la stradina delle botteghe dei presepi, dove si vendono statuine tutto l’anno, a pochi minuti a piedi verso est.
- Gesù Nuovo: la chiesa con la facciata di bugne a punta di diamante in piazza del Gesù, poco più a ovest lungo Spaccanapoli.
- Chiostro di Santa Chiara: un chiostro giardino rivestito di maioliche del Settecento, accanto a piazza del Gesù.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
