
La Basilica di Sant’Antonio, che a Padova tutti chiamano semplicemente il Santo, è l’enorme chiesa di mattoni con il suo gruppo di cupole e i campanili sottili come minareti, nella parte sud del centro storico. Fu iniziata intorno al 1232, un anno dopo la morte del frate francescano Antonio, e ancora oggi i pellegrini fanno la fila per posare la mano sulla sua tomba. In una cappella dietro l’altare maggiore puoi vedere la reliquia che sorprende quasi tutti i visitatori: la lingua del Santo.
La Basilica di Sant’Antonio in breve
- Dove: Piazza del Santo, nella parte sud del centro storico, a pochi minuti a piedi da Prato della Valle e dall’Orto Botanico.
- Costruzione: dal 1232 circa al 1310 circa, con cappelle, altari e decorazioni aggiunti nei secoli successivi.
- Oggi: una chiesa viva, affidata ai frati francescani, basilica minore pontificia e uno dei grandi santuari di pellegrinaggio d’Italia.
- Tempo necessario: da 45 minuti a un’ora per la chiesa, di più se aggiungi i chiostri e la piazza.
Dalla tomba di un frate alla chiesa dei pellegrini
Antonio nacque a Lisbona negli anni ’90 del XII secolo, entrò tra i francescani e divenne un predicatore famoso in tutta Italia e nel sud della Francia. Passò gli ultimi anni a Padova e morì il 13 giugno 1231 all’Arcella, appena a nord della città. Papa Gregorio IX lo proclamò santo meno di un anno dopo, una delle canonizzazioni più rapide della storia della Chiesa. Fu sepolto prima nella piccola chiesa di Santa Maria Mater Domini, poi inglobata nella nuova basilica.
Il cantiere durò quasi un secolo, e si vede: una facciata in mattoni di tradizione romanica, un interno gotico e cupole ispirate a San Marco a Venezia. Il corpo del Santo riposa nella sua cappella dal 1350. Negli anni ’40 del Quattrocento Donatello arrivò a Padova per realizzare i bronzi dell’altare maggiore e il cavaliere della piazza, e dal 1691 Filippo Parodi costruì la barocca Cappella del Tesoro per le reliquie. Nel 2021 gli affreschi di due cappelle della basilica sono entrati in un sito UNESCO dedicato ai cicli affrescati del Trecento padovano.
Cosa osservare
- La Cappella dell’Arca, a metà della navata sinistra: i pellegrini passano dietro l’altare per toccare il marmo della tomba, spesso con la mano aperta sulla pietra, e lasciano lì vicino fotografie e biglietti di ringraziamento.
- I rilievi in marmo sulle pareti della stessa cappella, con i miracoli di Antonio. Furono scolpiti nel Cinquecento, tra gli altri da Tullio Lombardo e Jacopo Sansovino.
- I bronzi di Donatello sull’altare maggiore: una Madonna con il Bambino, statue di santi e rilievi con i miracoli del Santo, pieni di minuscole figure.
- La Cappella del Tesoro, la rotonda barocca in fondo dietro il coro, dove reliquiari d’oro custodiscono la lingua e il mento del Santo.
- La Cappella di San Giacomo sul lato destro, affrescata alla fine del Trecento e parte del sito UNESCO.
La lingua che non si corruppe
Secondo la tradizione, quando la tomba di Antonio fu aperta nel 1263, più di 30 anni dopo la morte, il corpo era ridotto in polvere ma la lingua era intatta. Bonaventura, allora a capo dell’ordine francescano, l’avrebbe presa tra le mani lodando la lingua che aveva sempre benedetto Dio. Per i fedeli fu un segno per un santo venerato soprattutto come predicatore. Antonio è anche il santo che si invoca quando si perde qualcosa, e qui vedrai visitatori chiedere aiuto per molto più che chiavi smarrite.
Consigli per la visita
- È un santuario vivo, con celebrazioni per tutto il giorno. Copri spalle e ginocchia, parla a bassa voce e non attraversare la cappella della tomba durante una messa.
- In chiesa non si possono fare foto. Fotografa cupole e campanili dalla piazza, dove la luce del tardo pomeriggio scalda i mattoni.
- Il 13 giugno, festa di Sant’Antonio, la città si riempie di pellegrini e una processione porta le reliquie del Santo per le strade. Se cerchi tranquillità, vieni in un altro giorno.
- Lascia tempo per i chiostri sul lato destro della chiesa, soprattutto il Chiostro della Magnolia con il suo grande albero.
Nei dintorni
- Gattamelata: il cavaliere in bronzo di Donatello nella piazza davanti alla basilica, realizzato tra gli anni ’40 e ’50 del Quattrocento per il condottiero al servizio di Venezia Erasmo da Narni, spesso descritto come la prima grande statua equestre in bronzo dall’antichità.
- Oratorio di San Giorgio: la piccola cappella sul lato della piazza, interamente affrescata da Altichiero e anch’essa parte del sito UNESCO.
- Scuola del Santo: accanto all’oratorio, una sala al piano superiore dipinta con i miracoli di Antonio, tra cui tre affreschi del giovane Tiziano del 1511.
- Prato della Valle: l’enorme piazza ovale con l’anello di statue intorno a un’isola verde, a pochi minuti a piedi verso sud.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
