
La Chiesa del Gesù, detta anche Casa Professa, fu la prima chiesa costruita dai gesuiti in Sicilia, iniziata nel 1564 su una piccola piazza vicino al mercato di Ballarò. Dietro la facciata sobria, quasi ogni superficie interna è coperta di marmi mischi, intarsi di marmi colorati con motivi floreali, figurativi e geometrici. Le bombe distrussero la cupola nel maggio 1943, e molto di ciò che vedi oggi è frutto di un lungo restauro del dopoguerra.
La Chiesa del Gesù in breve
- Dove: piazza Casa Professa, nel quartiere dell’Albergheria, a pochi passi da via Maqueda e dai Quattro Canti, accanto al mercato di Ballarò.
- Costruita: dal 1564; cappelle laterali aggiunte nel 1591–1633, una nuova cupola a metà Seicento e decorazioni proseguite fino al Settecento.
- Di: molti artisti nell’arco di due secoli, tra cui la famiglia Serpotta (stucchi), Pietro Novelli (dipinti), Filippo Randazzo (affreschi) e Gioacchino Vitagliano (sculture).
- Cos’è oggi: una chiesa attiva, con un percorso museale che comprende la cripta, l’Oratorio del Sabato e la sacrestia monumentale.
- Tempo necessario: 30–45 minuti per la chiesa, di più con il percorso museale.
La prima chiesa gesuita di Sicilia
I gesuiti arrivarono in Sicilia nel 1549 e a Palermo costruirono una chiesa e una casa professa, la Casa Professa, residenza dei membri che avevano pronunciato i voti solenni, adattando edifici più antichi. I lavori della chiesa iniziarono nel 1564. La prima chiesa era a croce latina con tre navate; tra il 1591 e il 1633 fu ampliata con profonde cappelle laterali, e a metà Seicento arrivò una nuova cupola. Per circa due secoli marmorari, stuccatori e pittori continuarono ad arricchire l’interno finché quasi nessuna superficie rimase spoglia. L’ex residenza gesuitica accanto è la sede storica della Biblioteca comunale, e sotto la chiesa si trovano catacombe paleocristiane.
Domenica 9 maggio 1943, alle 13, due bombe di un’incursione aerea alleata colpirono la chiesa: una sfondò la cupola ed esplose all’interno, l’altra scoppiò sul pavimento della navata sinistra. Circa mezz’ora dopo crollarono la cupola, la volta centrale e gran parte del lato sinistro. I gesuiti avevano già messo in salvo il Santissimo e le reliquie di sant’Ignazio e san Francesco Saverio, ma gran parte degli affreschi settecenteschi di Filippo Randazzo andò perduta e molti marmi si frantumarono. La ricostruzione durò circa dieci anni, con una nuova cupola in cemento armato rivestita di maiolica e un pavimento rifatto nel 1954 sul disegno originale. Il restauro proseguì per decenni, e la chiesa fu riaperta ufficialmente nel 2009.
Cosa osservare
- I marmi mischi: pannelli di marmi colorati intarsiati su pareti, pilastri e altari, con fiori, figure e motivi geometrici. Avvicinati per vedere quanto sono fini i tagli.
- Marmi antichi e nuovi: alcuni pannelli sono originali restaurati dopo il 1943, altri fedeli ricostruzioni. Gli esperti li distinguono dalla diversa patina della superficie; prova a notarla anche tu.
- L’affresco superstite di Randazzo: nella prima campata della volta della navata, firmato da Filippo Randazzo nel 1743. Gran parte del resto della volta fu ridipinta da Federico Spoltore nel 1954–1956.
- Le cappelle di sant’Ignazio di Loyola e di san Francesco Saverio, il fondatore dei gesuiti e il loro grande missionario, entrambe ricche di gruppi scultorei.
- La cappella a sinistra dell’altare maggiore, interamente rivestita di marmo.
- La facciata: un prospetto sobrio di fine Cinquecento, con la statua della Madonna della Grotta in una nicchia sopra il portale centrale.
Consigli per la visita
- Prenditi tempo e guarda da vicino: gli intarsi si apprezzano meglio a un metro, e molti dettagli stanno in basso, su pilastri e paliotti.
- È una chiesa attiva: vestiti in modo adeguato, parla piano ed evita di girare durante la messa.
- Abbinala al mercato di Ballarò lì accanto, che è più vivace la mattina.
Nei dintorni
- Mercato di Ballarò: uno dei mercati di strada più antichi di Palermo, a pochi minuti a piedi, con pesce, frutta, verdura e cibo di strada.
- Quattro Canti e piazza Pretoria: l’incrocio barocco tra via Maqueda e via Vittorio Emanuele, con la fontana di marmo cinquecentesca proprio dietro l’angolo.
- Cattedrale di Palermo: la grande cattedrale su via Vittorio Emanuele, dove si incontrano stili normanno, gotico e successivi.
- Palazzo dei Normanni e Cappella Palatina: il palazzo reale in cima alla città vecchia, con i mosaici d’oro del XII secolo della Cappella Palatina.
Scopri Palermo con World City Trail
La nostra caccia al tesoro a Palermo trasforma il centro storico in un gioco sul tuo telefono. Il percorso collega 10 tappe e dura circa 2 ore, con circa 34 minuti di cammino. Comprende il Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina e la Cattedrale di Palermo, entrambi raggiungibili a piedi dalla Chiesa del Gesù.
Se preferisci un formato diverso, a Palermo ci sono anche un tour a piedi in autonomia e un escape game all’aperto.
Gioca alla caccia al tesoro di Palermo →
Fai il tour a piedi in autonomia di Palermo →
Gioca all’escape game all’aperto a Palermo →
Fatti verificati a ottobre 2026.
