Sant’Apollinare Nuovo in Ravenna: The Magi and the Erased Goths

Mosaic processions in the nave of Sant'Apollinare Nuovo in Ravenna

Sant’Apollinare Nuovo è una basilica del VI secolo a Ravenna, costruita dal re ostrogoto Teodorico come chiesa del suo palazzo. Le due lunghe pareti sono coperte di mosaici, tra cui processioni di santi e i Re Magi, e guardando bene si vedono ancora sulle colonne mani fantasma, là dove la corte di Teodorico fu cancellata dopo l’arrivo dei bizantini.

Sant’Apollinare Nuovo in breve

  • Dove: via di Roma, nel centro di Ravenna, a pochi minuti a piedi dalla piazza principale, piazza del Popolo.
  • Costruita: inizio del VI secolo; dedicata nel 504 come chiesa ariana a Cristo Redentore.
  • Di: voluta da Teodorico il Grande, re degli Ostrogoti.
  • Oggi: una chiesa e uno degli otto monumenti paleocristiani di Ravenna iscritti nella lista del Patrimonio Mondiale UNESCO dal 1996.
  • Tempo necessario: 30–45 minuti.

Dalla chiesa palatina ariana a sant’Apollinare

Teodorico governava l’Italia da Ravenna e, come la maggior parte dei Goti, era un cristiano ariano, seguace di una dottrina che vedeva Cristo subordinato a Dio Padre. Fece costruire questa basilica accanto al suo palazzo e la fece decorare con mosaici. Dopo che l’imperatore bizantino Giustiniano prese Ravenna, la chiesa passò al clero cattolico e nel 561 fu dedicata a san Martino di Tours, avversario dell’arianesimo. I mosaici troppo apertamente ariani o celebrativi del re furono eliminati o ritoccati, e le persone nel palazzo di Teodorico furono sostituite da tende.

Nell’856 le reliquie di sant’Apollinare, primo vescovo di Ravenna, furono portate qui dalla basilica di Sant’Apollinare in Classe, vicino alla costa, per proteggerle dalle incursioni dei pirati, e la chiesa prese il nome che ha ancora: il nuovo Sant’Apollinare. Il portico in marmo della facciata è del Cinquecento, il campanile cilindrico del IX o X secolo, e l’abside è stata ricostruita dopo i danni della seconda guerra mondiale.

Cosa osservare

  • La processione di 22 vergini sulla parete sinistra, guidata dai Re Magi in abiti persiani, che parte dal porto di Classe verso la Madonna col Bambino.
  • I nomi sopra i Magi: Baldassarre, Melchiorre e Gaspare, ritenuti il più antico esempio noto di questi nomi nell’arte cristiana.
  • La processione di 26 martiri sulla parete destra, guidata da san Martino, che va dal palazzo di Teodorico verso Cristo in trono.
  • Il palazzo stesso, con la scritta PALATIUM, e tra gli archi le mani e i resti di braccia rimasti quando i cortigiani di Teodorico furono coperti.
  • Più in alto, la fascia di profeti e santi tra le finestre, e in cima le piccole scene della vita di Cristo.
  • Le due versioni di Cristo in quelle scene: giovane e imberbe nei miracoli a sinistra, barbuto nella Passione a destra.

Una leggenda d’oro

Si racconta spesso che papa Gregorio Magno ordinò di annerire i mosaici di questa chiesa, perché il loro oro distraeva i fedeli dalla preghiera. È una leggenda, non un fatto documentato. Di certo il nome dato alla chiesa nel 561, San Martino in Ciel d’Oro, mostra quanto l’oro colpisse. Comunque sia, l’oro è sopravvissuto, e nelle giornate luminose le processioni brillano ancora lungo la navata.

Consigli per la visita

  • L’ingresso è con il biglietto cumulativo che comprende anche San Vitale, il Mausoleo di Galla Placidia e il Battistero Neoniano; verifica le condizioni attuali prima di andare.
  • Vieni al mattino o nel tardo pomeriggio, fuori dalle ore di punta dei gruppi, per avere tempo con i mosaici.
  • Porta un binocolo o usa lo zoom del telefono: la fascia superiore di scene è in alto e piena di dettagli.
  • Vesti in modo rispettoso, perché è una chiesa officiata, e parla a bassa voce.

Nei dintorni

  • Palazzo di Teodorico: la facciata in mattoni accanto, in via di Roma, tradizionalmente legata al palazzo del re ma probabilmente più tarda.
  • Battistero degli Ariani: un piccolo battistero ottagonale dell’epoca di Teodorico con il mosaico del battesimo di Cristo nella cupola.
  • Basilica di San Vitale: la chiesa più famosa di Ravenna, con i mosaici di Giustiniano e Teodora, dall’altra parte del centro storico.
  • Tomba di Dante: il piccolo sepolcro neoclassico del poeta, morto a Ravenna nel 1321.

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