
In una piccola piazza vicino all’università, un sarcofago di pietra poggia in alto su un basamento, sotto un piccolo baldacchino. Padova la chiama la tomba di Antenore, l’eroe troiano che, secondo i poeti antichi, sfuggì alla caduta di Troia e fondò la città. Le ossa all’interno sono vere, ma appartengono a qualcuno morto circa 1.500 anni dopo Troia: il monumento è meno una sepoltura che una dichiarazione medievale sulle origini di Padova.
La tomba di Antenore in breve
- Dove: piazza Antenore, all’angolo tra via San Francesco e la Riviera Tito Livio, a due passi da Palazzo del Bo, sede dell’università.
- Realizzata: il sarcofago fu dissotterrato nel 1274 e il monumento che lo ospita fu completato entro il 1284.
- Di: commissionata da Lovato Lovati, giudice e poeta padovano spesso considerato tra i primi umanisti.
- Oggi: un monumento all’aperto in una piazza cittadina, visibile liberamente a qualsiasi ora.
- Tempo necessario: 10 minuti, qualcosa in più se prima leggi la storia.
Un erudito medievale trova un fondatore
Nel 1274 alcuni operai che scavavano le fondamenta di un ospizio per trovatelli trovarono un sarcofago antico con uno scheletro. Lovato Lovati, erudito appassionato di autori latini, dichiarò che si trattava dei resti di Antenore. Aveva buone ragioni letterarie per volerlo: nel primo libro dell’Eneide di Virgilio si dice che Antenore fondò Patavium, la Padova romana, e Tito Livio, il grande storico romano nato a Padova, apre la sua storia di Roma con l’arrivo di Antenore sulla costa adriatica. Un fondatore venuto da Troia dava a Padova origini antiche quanto quelle di Roma.
Lovato fece collocare il sarcofago su un basamento, sotto una copertura protettiva, davanti alla chiesa di San Lorenzo, vicino alla propria casa, e scrisse per esso un’iscrizione latina. La chiesa fu poi demolita, ma la tomba rimase. La scienza moderna è stata meno generosa con la leggenda: quando il sarcofago fu aperto durante un restauro nel 1995, le ossa risultarono mescolate e rimaneggiate, e la datazione al radiocarbonio di un frammento indicò il III o IV secolo d.C., la tarda età romana.
Cosa osservare
- Il sarcofago rialzato: è sollevato ben sopra il livello della strada, così i passanti devono alzare lo sguardo verso il fondatore della città.
- Il baldacchino: una semplice copertura protegge il sarcofago. La sua forma aperta e isolata è un esempio precoce delle tombe pensili all’aperto che poi resero celebre Verona.
- Le iscrizioni: cerca le righe in latino sul monumento, scritte nello spirito dei testi classici amati da Lovato.
- La tomba di Lovato: accanto al sarcofago del fondatore c’è un sarcofago simile che Lovato preparò per sé. Cerca il cane scolpito su un lato, che gli è valso il soprannome di ‘tomba del cane di Antenore’.
Una spada d’oro?
Le storie si sono accumulate intorno alla tomba quasi subito. Una racconta che nel 1334 Alberto II della Scala, della famiglia che governava Verona e allora controllava Padova, fece riaprire il sarcofago sperando di trovarvi una spada d’oro sepolta con l’eroe troiano. Nulla del genere è mai stato documentato all’interno, quindi prendila come una leggenda, ma mostra quanto seriamente si credesse un tempo che Antenore riposasse davvero qui.
Consigli per la visita
- La piazza è piccola e trafficata, con auto e biciclette: passa sul marciapiede di fronte per una vista libera e una foto dell’intero monumento.
- Vieni nel tardo pomeriggio, quando gli studenti riempiono le strade intorno all’università e la piazza è vissuta.
- Abbina la visita a una passeggiata lungo la Riviera Tito Livio, che porta il nome dello storico che raccontò la storia di Antenore ai lettori romani.
Nei dintorni
- Palazzo del Bo: la sede storica dell’Università di Padova, dove insegnò Galileo; il teatro anatomico si visita con una guida.
- Palazzo della Ragione: l’antico tribunale medievale con il suo enorme salone al piano superiore, tra le due piazze del mercato, piazza delle Erbe e piazza della Frutta.
- Basilica di Sant’Antonio: la grande chiesa di pellegrinaggio di Padova, con le sue cupole e i campanili simili a minareti, a circa 15 minuti a piedi verso sud.
- Cappella degli Scrovegni: il ciclo di affreschi di Giotto dell’inizio del Trecento, a pochi minuti a nord, oltre l’università.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
