Torre dell’Orologio a Padova: lo zodiaco senza la Bilancia

The clock tower and astronomical clock in Piazza dei Signori, Padua

La Torre dell’Orologio è la torre che domina Piazza dei Signori a Padova, e il suo grande quadrante è uno dei più antichi orologi astronomici d’Italia. Ricostruito negli anni Trenta del Quattrocento su un progetto del 1344, mostra le ore, la Luna e il cammino del Sole nello zodiaco, a cui manca, com’è noto, un segno: la Bilancia.

La Torre dell’Orologio in breve

  • Dove: in Piazza dei Signori, tra il Palazzo del Capitanio e il Palazzo dei Camerlenghi.
  • Costruita: la torre alla fine degli anni Venti del Quattrocento; l’orologio attuale dal 1427, finito nel 1434 e collocato nel 1437.
  • Di: Matteo Novello e Giovanni e Giampietro dalle Caldiere, copia fedele dell’orologio progettato da Jacopo Dondi nel 1344.
  • Oggi: un orologio astronomico funzionante a circa 30 metri sopra la piazza, restaurato e rimesso in moto nel 2010.
  • Tempo necessario: 10–15 minuti per leggere il quadrante dalla piazza; di più se partecipi a una visita guidata nella torre.

Due orologi e un cognome

Il primo orologio astronomico di Padova fu costruito nel 1344 da Jacopo Dondi, medico di Chioggia, per Ubertino da Carrara, signore della città. L’orologio diede letteralmente il nome a Jacopo: la sua famiglia divenne quella dei Dondi dall’Orologio. Suo figlio Giovanni costruì poi l’astrario, un celebre orologio planetario. L’originale di Jacopo andò distrutto alla fine del Trecento, con il crollo della signoria carrarese.

Sotto il dominio veneziano la città costruì una nuova torre in Piazza dei Signori e, dal 1427, un nuovo orologio che riproduceva il progetto di Dondi. Gli orologiai Matteo Novello e Giovanni e Giampietro dalle Caldiere lo terminarono nel 1434, e fu messo in opera nel 1437. Intorno al 1531 l’architetto Giovanni Maria Falconetto aggiunse il grande arco trionfale alla base della torre. Il meccanismo è stato restaurato dall’associazione A.R.A.S.S.-Brera, e orologio e campana sono tornati a farsi sentire sulla piazza nel 2010.

Cosa osservare

  • Il quadrante di 24 ore: l’anello esterno conta tutte le 24 ore del giorno in numeri romani, quindi l’unica lancetta fa un solo giro al giorno.
  • Il Sole sulla lancetta: la lancetta delle ore porta un piccolo sole, che nel corso dell’anno attraversa lo zodiaco e indica la stagione.
  • Lo zodiaco: i segni sono rilievi in rame dorato. Contali e ne troverai solo undici, perché la Bilancia non c’è.
  • La finestra della Luna: un’apertura rotonda mostra le fasi lunari, e stelle di rame dorato sono distribuite sul quadrante.
  • L’arco del Falconetto: la porta rinascimentale ai piedi della torre, del 1531 circa. Attraversala per entrare nel cortile di Piazza del Capitaniato, dietro.

Perché manca la Bilancia?

Le leggende danno due risposte. Una dice che l’orologiaio lasciò fuori la Bilancia perché non ricevette mai il compenso pattuito. Un’altra la legge come una protesta contro i signori della città. La spiegazione più probabile è astronomica: nella tradizione più antica la Bilancia non era un segno a sé, e le sue stelle erano considerate le chele dello Scorpione. I nomi delle due stelle più luminose della Bilancia significano ancora oggi, in arabo, ‘chela settentrionale’ e ‘chela meridionale’.

Consigli per la visita

  • Mettiti al centro di Piazza dei Signori, di fronte alla torre, per vedere meglio il quadrante; la luce di metà mattina è buona per le foto.
  • Aspetta l’ora esatta per sentire suonare la campana.
  • In alcuni giorni si tengono visite guidate all’interno della torre, fino al meccanismo; informati sul posto prima di andare.

Nei dintorni

  • Palazzo della Ragione: il palazzo comunale medievale con l’immenso salone al piano superiore, a pochi minuti a piedi tra le due piazze del mercato.
  • Piazza delle Erbe e Piazza della Frutta: le piazze del mercato ai due lati del Palazzo della Ragione, più animate al mattino.
  • Loggia del Consiglio: l’elegante loggia rinascimentale sulla stessa piazza, a pochi passi dall’orologio.
  • Duomo e Battistero di Padova: a breve distanza; il battistero è interamente coperto dagli affreschi trecenteschi di Giusto de’ Menabuoi.

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