
La Fontana di Diana si trova al centro di Piazza Archimede, la piazza principale di Ortigia, l’isola che forma il centro storico di Siracusa. Realizzata nel 1906–1907 dallo scultore Giulio Moschetti, non mostra soltanto la dea della caccia: racconta un mito del luogo, l’istante in cui la ninfa Aretusa viene trasformata nella sorgente che ancora oggi sgorga ai margini di Ortigia, a pochi minuti da qui.
La Fontana di Diana in breve
- Dove: al centro di Piazza Archimede, a Ortigia, il centro storico di Siracusa, in fondo a Corso Matteotti.
- Realizzata: 1906–1907; il contratto con il Comune fu firmato il 28 giugno 1906 e la fontana fu completata nel 1907.
- Di: Giulio Moschetti, aiutato dal figlio Mario Moschetti.
- Cos’è oggi: una fontana pubblica in funzione e il fulcro della piazza principale di Ortigia, illuminata di notte con luci LED.
- Tempo necessario: 10–15 minuti, di più se ti fermi per un caffè in piazza.
Da lampione a fontana del mito
Piazza Archimede fu aperta alla fine dell’Ottocento, e gran parte dei palazzi intorno fu ricostruita nello stesso periodo: per questo la piazza appare così uniforme. All’inizio al centro c’era un grande lampione. Quando il Comune decise di sostituirlo con una fontana, i progetti furono valutati da una commissione di cui faceva parte l’archeologo Paolo Orsi, e Moschetti ottenne l’incarico soprattutto grazie alla sua precedente Fontana di Proserpina a Catania. L’opera fu terminata nel 1907.
Da allora la fontana ha avuto spesso bisogno di cure. Nel 2020 due turisti entrati nella vasca ruppero un dito del piede alla statua di Diana, una notizia finita sui giornali nazionali. Un restauro successivo ha riparato le parti danneggiate delle figure, rinnovato l’impianto idrico e il verde e aggiunto un’illuminazione a LED che può colorarsi in occasioni speciali.
Cosa osservare
- Diana in cima: la dea sta su un’alta base a forma di scoglio, con l’arco, la faretra e il cane da caccia. Secondo la tradizione, Moschetti le diede i lineamenti di una donna siracusana.
- Aretusa ai piedi di Diana: la ninfa è colta nel momento esatto della sua trasformazione, sul punto di scivolare nell’acqua sottostante.
- Alfeo: il dio fluviale si slancia verso Aretusa da dietro la dea, a braccia tese, troppo tardi per afferrarla.
- Le creature marine: sul livello inferiore due coppie di tritoni cavalcano mostri marini e cavalli marini, a ricordare il mare che Aretusa attraversò per arrivare in Sicilia.
- La vasca: una grande vasca in graniglia rossa, con stemmi e mascheroni su tutti e quattro i lati.
- Il materiale: le figure furono modellate con sabbia lavica delle cave di Nicolosi, sulle pendici dell’Etna.
Il mito dietro la fontana
La storia, nota soprattutto dalle Metamorfosi di Ovidio, comincia in Grecia. Aretusa, una ninfa al seguito di Diana (Artemide per i Greci), faceva il bagno nel fiume Alfeo, nel Peloponneso, quando il dio del fiume si innamorò di lei e la inseguì. Diana la salvò trasformandola in acqua, che passò sotto il mare e riemerse a Ortigia. Alfeo non si arrese: tornò fiume e attraversò il mare per unire le sue acque a quelle di lei. La fontana ferma l’istante in cui Diana protegge Aretusa. È una leggenda, naturalmente, ma a Siracusa la si racconta da oltre duemila anni, e la sorgente che spiega esiste davvero.
Consigli per la visita
- Torna la sera: dopo il tramonto la fontana è illuminata e la piazza si riempie di gente a passeggio.
- Fai tutto il giro della vasca. Alfeo e Aretusa sfuggono facilmente se guardi Diana solo di fronte.
- Guarda, ma non entrare nella vasca e non sederti sul bordo: le figure sono fragili e sono già state danneggiate proprio così.
- Guarda prima il mito nella pietra, poi scendi alla Fonte Aretusa per vedere la sorgente di cui parla.
Nei dintorni
- Fonte Aretusa: la sorgente d’acqua dolce in riva al mare dove, secondo il mito, Aretusa riemerse, con il papiro che cresce nella vasca. A pochi minuti a piedi.
- Piazza Duomo e la cattedrale: la cattedrale fu costruita dentro un tempio greco di Atena del V secolo a.C., e le sue colonne doriche si vedono ancora nei muri.
- Palazzo Montalto: un palazzo gotico del 1397 in fondo a una breve via accanto alla piazza, con bifore e trifore.
- Tempio di Apollo: i resti di uno dei più antichi templi dorici della Sicilia, all’ingresso di Ortigia, accanto al mercato del mattino.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
