
Il Tempio di Apollo è il primo monumento antico che la maggior parte dei visitatori vede a Ortigia: un rettangolo di pietra consumata, più in basso rispetto alla strada, in Largo XXV Luglio, appena oltre i ponti dalla terraferma. Costruito all’inizio del VI secolo a.C., è considerato il più antico tempio dorico della Sicilia. E qualcuno si è assicurato di essere ricordato: un’iscrizione incisa sui gradini nomina un certo Kleomenes.
Il Tempio di Apollo in breve
- Dove: Largo XXV Luglio, all’ingresso nord di Ortigia, l’isola che forma il centro storico di Siracusa, a pochi passi dai ponti.
- Costruito: all’inizio del VI secolo a.C., poco più di un secolo dopo la fondazione di Siracusa da parte di coloni corinzi nel 733 a.C.
- Cos’è oggi: un’area archeologica scavata in mezzo a una piazza trafficata. Non si può scendere, ma dalla ringhiera tutto intorno si vede ogni cosa.
- Tempo necessario: 10–15 minuti.
Tempio, chiesa, moschea, caserma
Era un tempio dorico periptero, con 6 colonne su ogni fronte e 17 su ogni lato lungo, tutte alte circa 8 metri. Le colonne sono insolitamente ravvicinate, cosa che di solito si spiega con la prudenza dei costruttori: l’architettura dorica in pietra era ancora una novità e non sapevano bene quanto peso potesse reggere. Il tetto era rivestito di terracotta dipinta, e frammenti di quella decorazione sono oggi al Museo archeologico Paolo Orsi.
La sua vita successiva è un riassunto della storia siciliana. Il tempio divenne chiesa bizantina, poi moschea sotto gli Arabi, poi di nuovo chiesa con i Normanni. Sotto gli Spagnoli fu in parte demolito e inglobato in una caserma, e più tardi vi crebbero sopra delle case, finché il tempio quasi scomparve. Intorno al 1860 se ne notarono i resti dentro la caserma, e tra il 1938 e il 1942 gli edifici successivi furono rimossi e l’area scavata, lasciando il rudere che vedi oggi.
Cosa osservare
- L’angolo dove due colonne si alzano ancora per buona parte, con un frammento di architrave: il punto migliore per immaginare quanto fosse massiccio il tempio.
- I monconi delle altre colonne lungo i lati: confronta il loro spessore con gli spazi stretti tra l’una e l’altra.
- Il lungo tratto di muro in pietra conservato su un lato.
- Lo stilobate, la piattaforma di pietra a gradini su cui poggiano le colonne, dove è incisa l’iscrizione di Kleomenes.
- Il livello: il tempio si trova più in basso della strada attuale, segno di quanto si sia alzato il terreno dall’antichità.
Chi era Kleomenes?
L’iscrizione sullo stilobate è scritta in lettere greche arcaiche. Una traduzione diffusa dice «Kleomenes, figlio di Knidieides, lo fece per Apollo», ma le lettere arcaiche sono difficili da leggere e gli studiosi discutono ancora sul testo esatto. Nessuno sa con certezza chi fosse Kleomenes: l’architetto, il committente o forse un capo di Siracusa. In ogni caso, è un raro esempio di tempio greco che porta ancora il nome di chi lo realizzò. Dalla ringhiera l’iscrizione si vede a fatica, quindi non preoccuparti se non riesci a individuarla.
Consigli per la visita
- Fai il giro completo della ringhiera: ogni lato mostra una parte diversa del rudere, e l’angolo con le colonne in piedi rende meglio da vicino.
- Vieni al mattino e abbina la visita al mercato di Ortigia, a pochi passi, quando le bancarelle sono più vivaci.
- Usa il tempio come punto di partenza per Ortigia: da qui corso Matteotti porta dritto a piazza Archimede e al Duomo.
Nei dintorni
- Statua di Archimede: il bronzo di Pietro Marchese tra i due ponti all’ingresso di Ortigia, con Archimede che regge uno specchio e guarda il mare; la base riproduce il suo rompicapo, lo Stomachion.
- Mercato di Ortigia: il mercato di strada subito a est del tempio, con banchi di pesce, frutta, formaggi e cibo di strada.
- Fontana di Diana: la fontana di inizio Novecento di Giulio Moschetti al centro di piazza Archimede, a circa 5 minuti a piedi verso sud.
- Duomo di Siracusa: la chiesa costruita dentro il tempio di Atena, a circa 10 minuti a piedi verso sud, con colonne doriche ancora in piedi nei muri.
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Fatti verificati a ottobre 2026.
