Cosa vedere a Palermo: Cappella Palatina, Teatro Massimo e altri 4

The Cappella Palatina in Palermo

Questa guida riunisce sei luoghi che mostrano quanti strati abbia Palermo: due chiese arabo-normanne del XII secolo, il teatro d’opera Massimo, il museo archeologico Salinas, le Catacombe dei Cappuccini e il parco reale della Favorita. Quattro si trovano nel centro storico o lì vicino e si collegano a piedi; le catacombe sono sul suo margine occidentale e il parco più a nord, ai piedi di Monte Pellegrino.

Cappella Palatina

La Cappella Palatina è la cappella reale del Palazzo dei Normanni, sede dei re normanni di Sicilia e oggi dell’Assemblea regionale siciliana. Re Ruggero II la fece costruire a partire dal 1132, sopra una cappella più antica che sopravvive come cripta. I suoi costruttori unirono tre mondi: la pianta di una basilica latina, mosaici bizantini a fondo oro e un soffitto di legno dipinto in stile islamico.

Nel 1143 i mosaici erano finiti solo in parte; il resto fu aggiunto nei decenni successivi. Il soffitto ligneo della navata è il più antico esempio conservato di muqarnas in legno, le volte a nido d’ape dell’architettura islamica, coperte di scene dipinte di vita quotidiana. Dal 2015 la cappella fa parte del sito UNESCO di Palermo arabo-normanna.

  • Il Cristo Pantocratore nella cupola, circondato da angeli, profeti e santi.
  • Il soffitto a muqarnas con le sue stelle a otto punte: porta un binocolo o usa lo zoom del telefono per le piccole figure dipinte.
  • Il pavimento di marmo e la parte bassa delle pareti con intarsi geometrici in pietra rossa, verde e bianca.

Santa Maria dell’Ammiraglio (La Martorana)

La chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio prende il nome da Giorgio d’Antiochia, un cristiano siriano che fu ammiraglio e primo ministro di Ruggero II. Il suo atto di fondazione, scritto in greco e in arabo, risale al 1143, e alla morte di Giorgio, nel 1151, la chiesa era finita; lui e sua moglie furono sepolti nel nartece. La pianta è a croce greca, con una cupola che mostra il Cristo Pantocratore, secondo la tradizione bizantina.

Il nome popolare viene da un monastero benedettino fondato accanto nel 1193-94 da una nobildonna, Eloisa Martorana; negli anni Trenta del Quattrocento il monastero fu unito alla chiesa. Le monache divennero famose per la pasta di mandorle modellata e dipinta come frutta vera, che le pasticcerie di Palermo vendono ancora come frutta martorana. Oggi la chiesa è concattedrale dell’Eparchia italo-albanese di Piana degli Albanesi e celebra il rito bizantino. È una delle tappe della nostra caccia al tesoro.

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  • Due mosaici della facciata originaria: Ruggero II, in vesti bizantine, incoronato da Cristo, e Giorgio d’Antiochia ai piedi della Vergine.
  • Il campanile con tre ordini di archi, oggi l’ingresso principale, e accanto le cupole rosse di San Cataldo in piazza Bellini.

Teatro Massimo

Il Teatro Massimo in piazza Verdi è il più grande teatro d’Italia, e quando aprì era il terzo teatro d’opera d’Europa per dimensioni, dopo l’Opéra Garnier di Parigi e l’Opera di corte di Vienna. La prima pietra fu posata nel 1874 su progetto di Giovanni Battista Filippo Basile. I lavori si fermarono per quasi tutti gli anni Ottanta dell’Ottocento, Basile morì nel 1891 e il figlio Ernesto completò l’edificio. Fu inaugurato il 16 maggio 1897 con il Falstaff di Verdi.

Nel 1974 il teatro chiuse per lavori di sicurezza e rimase chiuso 23 anni, fino alla riapertura del 12 maggio 1997, poco prima del centenario. Gli appassionati di cinema conoscono la sua scalinata dalle scene finali de Il padrino – Parte III, girate qui nel 1990. Il teatro è una delle tappe della nostra caccia al tesoro, e le visite guidate mostrano anche la sala.

  • I due leoni di bronzo ai lati della grande scalinata, opera degli scultori Mario Rutelli e Benedetto Civiletti.
  • La facciata a tempio classico con le colonne e la grande cupola sopra la sala.

Museo archeologico regionale Salinas

Il principale museo archeologico della Sicilia nacque nel 1814 come museo dell’Università di Palermo e nel 1866 si trasferì nell’ex convento dei Padri Filippini all’Olivella, a pochi isolati dal Teatro Massimo. Porta il nome di Antonino Salinas, l’archeologo e numismatico palermitano che lo diresse dal 1873 fino alla morte, nel 1914. Dopo un lungo restauro iniziato nel 2009, ha riaperto per gradi dal 2016.

La collezione racconta la Sicilia dalla preistoria all’età romana, con reperti da città greche come Selinunte e Himera. Custodisce anche la Pietra di Palermo, frammento di una lastra incisa con i più antichi annali reali conosciuti dell’antico Egitto, il più grande tra i pezzi giunti fino a noi. Il museo è una delle tappe della nostra caccia al tesoro.

  • Le metope arcaiche dei templi di Selinunte, con scene del mito greco.
  • La fila di gronde a testa di leone di un tempio di Himera, esposte nel cortile del museo.

Catacombe dei Cappuccini

Sotto il convento dei Cappuccini, al margine occidentale del centro, si aprono lunghi corridoi popolati dai morti di Palermo. Nel Cinquecento il cimitero dei frati divenne troppo piccolo e fu scavata una cripta sottostante; il primo frate a esservi deposto, fra Silvestro da Gubbio, vi fu collocato nel 1599. Presto anche i cittadini benestanti vollero essere conservati qui, con i loro abiti migliori.

Un censimento del 2011 ha contato circa 8.000 corpi e 1.252 mummie, divisi in corridoi per uomini, donne, vergini, bambini, sacerdoti, frati e professionisti. La più nota è Rosalia Lombardo, una bambina di quasi due anni imbalsamata da Alfredo Salafia, che sembra ancora addormentata. Le catacombe furono chiuse ufficialmente alle nuove sepolture nel 1880, anche se alcune avvennero fino al 1939. È un luogo di rispetto e silenzio; non fa parte del percorso della nostra caccia al tesoro.

  • Il corridoio dei professionisti, dove medici, avvocati e artisti riposano insieme, alcuni ancora con gli abiti del loro tempo.

Parco della Favorita

La Favorita è la più grande area verde di Palermo, circa 400 ettari ai piedi di Monte Pellegrino, nel nord-ovest della città. Fu creata nel 1799 dal re borbone Ferdinando, fuggito da Napoli in Sicilia nel 1798, come tenuta reale di caccia e di agricoltura. Oggi è un parco pubblico con lunghi viali alberati, e al suo margine sorge lo stadio Renzo Barbera. Non è sul percorso della nostra caccia al tesoro: programmala come un’uscita a parte.

  • La Palazzina Cinese, residenza del re in stile cinese, e accanto il Museo etnografico Pitrè sulla vita popolare siciliana.
  • La neoclassica Fontana d’Ercole, una colonna sormontata dalla statua dell’eroe.

Come vederli in una sola passeggiata

Comincia dal Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, poi esci da Porta Nuova se vuoi aggiungere le Catacombe dei Cappuccini, a ovest. Tornato in centro, segui via Vittorio Emanuele oltre la Cattedrale fino ai Quattro Canti e svolta verso piazza Bellini per la Martorana. Risali via Maqueda fino al Teatro Massimo e chiudi al museo Salinas, a pochi isolati. Tieni la Favorita per un’altra mattina o un altro pomeriggio, in autobus o in auto. In entrambe le chiese spalle e ginocchia vanno coperte.

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La nostra caccia al tesoro di Palermo trasforma il centro storico in un gioco da fare sul telefono. Il percorso collega 10 tappe, dal Palazzo dei Normanni al Teatro Massimo, e il palazzo, Santa Maria dell’Ammiraglio, il museo Salinas e il Teatro Massimo sono tutte tappe, insieme a Porta Nuova, la Cattedrale, la chiesa del Gesù, la Fontana Pretoria, i Quattro Canti e San Domenico. A ogni tappa risolvi un enigma e scopri una storia, con i tuoi tempi.

A Palermo ci sono anche un tour a piedi in autonomia e un escape game all’aperto, per chi preferisce un formato diverso.

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Fatti verificati a ottobre 2026.

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